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chi c’è davanti il #15m?

Dicevo, tradurre il #15M. Con un occhio di riguardo ai pregiudizi italiani.

Giusto per dare un’ordine, iniziare dal principio. 15M è la scrittura che si usa in Spagna per indicare il 15 maggio (come per esempio, 20N è il 20 novembre ed il 19J è il 19 giugno – anche se non saprei dirvi come lo distinguano dal 19 luglio, o perché il 15M non sia il 15 marzo. probabilmente il contesto).

Come dovreste sapere, il 15 maggio 2011 un cartello di associazioni di diversa provenienza convoca un manifestazione in varie città spagnole. Diciamo circa 60 (sessanta!). Prima di proseguire, fermiamoci un attimo, e ragioniamo con italica diffidenza. Chi c’è dietro la convocazione delle manifestazioni del 15 maggio? Ma soprattutto: chi c’è davanti? Continua la lettura di chi c’è davanti il #15m?

Per una traduzione del #15M

Con questo post vorrei impegnarvi (nel senso che ora che l’ho detto mi toccherà pure farlo) in una serie più o meno irregolare di riflessioni, racconti, analisi sul movimento che in Italia è conosciuto come gli indignados spagnoli.

Il motivo è semplice: nonostante sono convinto che il materiale presente sia sterminato, e che comunque un parte è anche disponibile in Italiano (o comunque in Inglese), mi sembra che nonostante ciò in Italia ci sia una conoscenza molto vaga di quel che è ed è stato il movimento di protesta giovanile (ma non solo) nella Spagna del 2011. Continua la lettura di Per una traduzione del #15M

Perché ho smesso di leggere i giornali italiani

perché hanno smesso di pubblicarli. Uno pensa che la Repubblica, o il manifesto, pubblichino un quotidiano, ma invece poi scopre di sbagliarsi. Ecco a cosa mi riferisco -ma si, facciamoci del male, facciamo il solito confronto con un altro paese europeo: prendiamo il Guardian sui riot a Londra in questi giorni.

Tottenham riots: why we launched an online survey for those who were there

«Thanks to live reporting and tweeting from reporters and eyewitnesses on the ground, a clear picture of what happened, and its aftermath, is rapidly emerging. What will take longer to emerge, however, is any sense as to why these riots – predicted by virtually no one – took place. Theories aplenty are circulating social media, and soon will be followed by commentators in the paper setting out what the riots mean in the UK’s wider social context.

However, the only people who can really shed light on why the riots took place are those who rioted, their friends, families and neighbours. [..]

Reporters on the ground are doing what they can to ask as many participants as possible why they took place in either the protests or subsequent riots, rather than just asking what they saw.

To complement that, given that many protesters were said to be carrying smartphones and taking to social media, we are asking the same questions online. While this can only generate anecdotal information (and the plural of anecdote is not data), we’re hoping it will help inform and expand our reporting.

What other data-driven or crowdsourced approaches can we use to cover this type of story? Give us your thoughts in the comments.»

Sulla tattica delle barricate e su cosa ne deriva

Tactically the barricades were both a defensive and offensive weapon. From the perspective of defense, barricades were highly effective in holding off the army, disempowering mounted troops and disrupting the government’s lines of communication and supply. But they also served an equally important offensive role because they gave the rebels the time and opportunity to explain their cause to the soldiers. This is why Russian communist Leon Trotsky would later write that barricades were primarily “a way of halting the movement of troops, thus placing them in contact with the people.” Protesters developed a strategy of fraternization that weakened the resolve of the opposing army, increasing defections. Therefore, once barricades were constructed, it was nearly impossible for the government to quell the rebellion through force.

Continua a leggere su To the Barridades! Adbusters Magazine

Rapporto 2010

Dalla Relazione al Parlamento 2010 dei Servizi italiani.

Il fronte antagonista, variegato arcipelago in cui confluiscono componenti di diversa matrice ideologica (no-global, marxisti-leninisti, anarco-insurrezionalisti), si va sempre più posizionando al fianco di comitati civici e gruppi “spontanei” di cittadini nella cornice di contenziosi di dimensione “locale”, specie in tema di ambiente e difesa del territorio, come dimostrano gli interventi contro:

  • gli insediamenti ad “alto impatto ambientale” (centrali elettriche, rigassificatori);
  • la realizzazione di “grandi opere” infrastrutturali (su tutte, la linea ad Alta Velocità in Val Susa e il Ponte sullo Stretto);
  • l’apertura di nuove discariche di rifiuti nel napoletano;
  • i progetti di rilancio dell’energia nucleare. Continua la lettura di Rapporto 2010

la ragione e la forza

“Si no puedes tener la razón y la fuerza escoge siempre la razón y deja que el enemigo tenga la fuerza. En muchos combates puede la fuerza obtener la victoria, pero la lucha toda sólo la razón vence. El poderoso nunca podrá sacar razón de su fuerza, pero nosotros siempre podremos obtener fuerza de la razón”.
marcos

Velocipedisti e anarchici

Velocipedisti e anarchici (L’Osservatore Romano, 1894)

… i velocipedisti sono il martello e la noia dei municipii; gli anarchici sono il martello e lo spavento dei Governi. Si prendono speciali provvedimenti per gli uni e per gli altri; rigorose misure si adottano per garantire la società si dai velocipedisti come degli anarchici.
A primo tratto, velocipedisti e anarchici sembrano agli antipodi, come lo sono la bicicletta dei primi e la bomba dei secondi. Eppure, a ben considerare le cose come sono, questa parallela e simultanea invasione dei velocipedisti e degli anarchici, della mania velocipedistica e della mania anarchica, della bicicletta e della bomba, rivela al certo relazioni, rapporti, legami e vincoli fra questi apparenti opposti estremi, che meritano una qualche attenzione. Il velocipedismo è una vera anarchia nel mondo, dirò così, della locomozione materiale, come l’anarchia è un vero velocipedismo nel mondo della vita sociale. Continua la lettura di Velocipedisti e anarchici